Consigli non richiesti alla sinistra di Tsipras

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Il 4,03% non è affatto un risultato negativo, ma allo stesso tempo suggerisce alcune analisi che, a quanto pare, nessun elettore/militante/dirigente della sinistra radicale (di SEL in particolare, l’anima maggioritaria di quel movimento) sembra stia elaborando. Proverò a dare alcuni consigli, sicuramente non richiesti, e consapevole del fatto che verranno accolti con fastidio.

Prima di tutto, gli 11 milioni di voti al PD (o 40,8% se può fare più effetto) sanciscono un dato di fatto: non c’è stata l’ombra di un travaso di voti verso la sinistra radicale. Questo dovrebbe suggerire il primo elemento di riflessione, ovvero che è inutile focalizzare ampia parte della propria campagna elettorale sul tentativo di sottrarre voti ai democratici, in particolare ammiccando alle minoranze civatiane e cuperliane (anche con orribili cadute di stile, come il volantino “Nell’urna Renzi non ti vede, Berlinguer sì!”, davvero fuori luogo). Fino a una decina di anni fa c’erano milioni di elettori di Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi che ora sono scomparsi, persi nell’astensione cronica. Forse sarebbe meglio puntare a recuperare la torta, piuttosto che le briciole.

Inoltre l’analisi che va per la maggiore è più o meno la seguente: “Nelle grandi città abbiamo oltre il 6%, nei paesi e in provincia l’1 o il 2%: paghiamo l’oscuramente mediatico”. Questo è un errore di interpretazione tipico della consueta “analisi della sconfitta” del PD degli ultimi anni, un errore da sinistra radical chic, che rimuove l’ingombrante questione sociale dagli elementi di valutazione e si focalizza su tutto ciò che rimane ai margini di essa, come la comunicazione e i media. Non è così, è una questione di base e radicamento sociale: il problema della sinistra radicale non è diverso da quello che ha il PD, cioè la sicura conquista di voti di ceti urbani, ceti intellettuali, ceti medio-alti e la sconfitta totale presso i ceti emarginati, nelle periferie, nella provincia profonda.

Infine un rimprovero ai compagni di SEL in particolare. E’ stata davvero una scelta giusta quella di rinunciare al PSE e a Schulz per eleggere al Parlamento Europeo uno o due intellettuali annoiati e un redattore de La Repubblica? Il 4% conquistato direbbe di sì, ma in Europa cosa conterà questo risultato? Schulz non ha la maggioranza relativa, sta lavorando per costruirla insieme ai Verdi e probabilmente ai liberali, per sottrarre al PPE la presidenza della Commissione. La quarantina di eurodeputati del GUE, tra i quali figurano i 3 eletti della Lista Tsipras, in questo contesto può esercitare un ruolo politico solo assicurando un sostegno a questa operazione, pena l’irrilevanza (se il PSE, sconfitto nelle urne, subirà anche la sconfitta parlamentare sarà costretto nuovamente alle larghe intese, e il GUE non avrà nessuna voce in capitolo). Forse appoggiare sin da subito Schulz e il PSE poteva dare un respiro più ampio a quest’area politica a metà tra il governo e il movimento.

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L'Autore

26 anni, milanese, è laureato in storia contemporanea presso l'Università degli Studi di Milano. Nel corso degli studi ha approfondito in particolare la storia del socialismo italiano. Membro della direzione regionale lombarda del Partito Democratico, fa parte del gruppo di giovani ricercatori della FEPS (la fondazione di studi del PSE) e collabora con riviste e blog di analisi politica tra cui Pandora e Left Wing. Su twitter: @angeloturco1988

3 commenti

  1. Federico Valsecchi on

    più che l’astensione cronica penso che sia l’orologio biologico a far perdere voti alla cosidetta “sinistra radicale”
    rifondazione prima e SEL dopo non sono state in grado di guadagnare un elettorato giovane in numero sufficiente da rimpiazzare l’elettorato comunista ereditato dal decennio passato.
    persa la vocazione popolare (SEL è oggi un partito intellettuale e borghese tanto quanto il PD) e superati in radicalismo da altre forze politiche alla “sinistra radicale” è rimasto il voto di coloro che vogliono votare a sinistra ma senza avere l’onere di dover difendere le scelte di un partito di governo.
    Ed è un peccato, perchè per quanto piccolo l’elettorato di tsipras è composto spesso da persone incredibilmente valide che porterebbero un grande contributo ad un partito di governo come il PD.

  2. Paolo Zinna on

    “Non è così, è una questione di base e radicamento sociale: il problema della sinistra radicale non è diverso da quello che ha il PD, cioè la sicura conquista di voti di ceti urbani, ceti intellettuali, ceti medio-alti e la sconfitta totale presso i ceti emarginati, nelle periferie, nella provincia profonda.” Non si potrebbe dire meglio; ma poi bisogna rispondere allae domande: perché? cosa si potrebbe fare? E da ciò può venire anche la risposta al dubbio di Federico V.: ma gli “tsiprini” non farebbero meglio a portare le loro istanze dentro il PD? E’una discussiopne complessa, che non possiamo esaurire in un post. Ci torneremo, anche dentro il partito.

  3. Enrico Baldi on

    Credo che la lista Tsipras sia l’unica proposta di cambiamento valida nel deserto di idee dell’attuale proposta politica in Italia. Queste elezioni hanno chiarito che quello che si diceva fino a qualche mese fa e cioè che “l’importante è avere un programma chiaro” è sbagliato; l’importante è avere uno slogan semplice con cui gli elettori si possano identificare: ‘Mandiamoli tutti a casa’ per Grillo, ‘Basta sinistra’ per Renzi, ‘Basta Euro’ per la Lega e ‘Viva il Re’ per Berlusconi. Per la lista Tsipras lo slogan è ‘facciamo una Europa al servizio dei cittadini e non degli interessi economici’; con questo slogan Tsipras non si rivolge solo alla sinistra radicale ma a tutto l’elettorato di sinistra. Non si tratta di rubare le briciole al PD ma di fare quella svolta nelle politiche europee che è indispensabile per creare un futuro per il continente. Anche Renzi a parole dice ‘basta austerity’ ma nei fatti finora è andato dalla Merkel e da Berlusconi per prendere appunti sulle cose da fare.
    Il PSE di Schulz? Il problema delle alleanze mi sembra il solito imbroglio: tutti sappiamo che le differenze non sono tra partiti ma tra nazioni. I socialdemocratici tedeschi la pensano come la Merkel su come governare l’Europa; se vogliamo fare un gruppo che rappresenti i nostri interessi formiamo il gruppo dei paesi del Sud Europa; già c’è una Europa a due velocità, chiariamo che se non si fa una vera Unione Europea, il Sud si crea una sua Unione con una sua moneta. Con questo programma la convergenza della Lista Tsipras è assicurata.
    Il problema per la lista Tsipras ora è quello di creare una squadra per le prossime elezioni nazionali che non sembri solo una rappresentanza della sinistra radicale ma sia la squadra della costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

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