Ma Pisapia ha le idee chiare sul percorso verso la Città Metropolitana?

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Qualche giorno fa Giuliano Pisapia ha tenuto un intervento sul tema “Città Metropolitana” in Parabiago; in questi giorni è tornato sul tema in un’intervista alla Prealpina il sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli. Mi sembra che questi interventi più che chiarire il percorso confondano le acque e rendano più difficoltosa la costruzione di questa realtà, attesa da anni dai milanesi.

Vediamo perché. La cosiddetta legge Del Rio (che il sindaco Farioli definisce una delle peggiori dalla nascita della Repubblica) fa coincidere il territorio della provincia di Milano con la futura città metropolitana, pertanto Busto Arsizio ne rimane fuori, salvo attuare quanto prescritto dalla Costituzione all’articolo 133 (n.d.r. modifica dei confini delle province), il che è un iter molto complicato, ed è previsto come un atto successivo alla costituzione della città metropolitana.

Pisapia aveva elogiato la decisione di Busto di entrare a far parte della città metropolitana ed aveva suggerito di avviare la raccolta di firme per un referendum. Occorre tener conto che l’area del basso Varesotto (Busto, Gallarate, Castellanza) e dell’alto milanese (Legnano) formano un tutt’uno omogeneo che include Malpensa.  Inoltre Busto non è contigua alla provincia di Milano, in mezzo vi è Castellanza. Si può condividere l’idea che tutta l’area in oggetto faccia parte  della città metropolitana oppure vada a costituire  un nucleo a sé, ma il percorso indicato non sembra di facile attuazione. La legge Del Rio infatti prevede sì  la costituzione di zone omogenee, ma solo nell’ambito della città metropolitana, pertanto la costituzione di una zona omogenea  non è prevista dalla legge in una provincia destinata a scomparire.

Una cosa è certa la legge Del Rio è di difficile applicazione. Se a questa si aggiungono altre variabili, magari non previste dalla legge, si finirà come con la legge 142, che fin dal 1990 aveva previsto le città metropolitane ma poi il terremoto di tangentopoli ne ha impedito dei fatti l’attuazione. E il suggerimento del sindaco di Milano è in contrasto con i dettati della legge Del Rio. In un interessante articolo sul governo Renzi, Roger Abravanel (Corriere della Sera 21-06-2014) ad un certo punto ha affermato che “Le perplessità (sull’azione di Renzi) nascono quando il premier delega a ministri, a volte impreparati, riforme e decreti impostati o dallo stesso premier o proposti dai responsabili dei dicasteri. In questo caso sono venuti a mancare l’impegno personale (che necessariamente può esserci solo su poche, grandi iniziative) e la scelta di figure di grandi capacità per studiare il problema.” Non so se la legge detta Del Rio sulla presunta abolizione delle province rientri nella casistica di quelle leggi discutibili di cui il premier Renzi si è poco occupato, oppure no. Visto il numero delle volte che il Premier l’ha citata sembrerebbe di no, a meno che si sia lasciato suggestionare dal solo effetto mediatico che questo proposta avrebbe ed ha poi suscitato. Possiamo ormai solo sperare che Renzi prenda  atto  delle disfunzioni legislative di questa legge e con la riforma del Titolo Quinto semplifichi le procedure vigenti annullando gli effetti  negativi di questa legge (per il sindaco Farioli “questa legge è una eliminazione di democrazia”).

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