L’istituzione dell’area metropolitana è un’occasione da non perdere

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contributo di Maria Cristina Treu. Urbanista.

Negli ordinamenti delle città di rango superiore Milano si presenta con una dimensione demografica contenuta anche se si rifà a quella della provincia di un tempo, quella che comprendeva anche la provincia di Monza e Brianza, posizionandosi a un livello medio basso; ciò che la riporta relativamente più in alto negli stessi ordinamenti, nonostante la sottolineatura delle criticità ambientali, è la presenza di attività finanziarie e produttive capaci di gestire flussi di conoscenza e di relazioni sociali ed economiche immateriali e materiali tra più contesti sovra regionali e extra nazionali.
Questa caratterizzazione da città mondiale, come sostengono molti studi sulle città, le garantiscono posizioni di vantaggio ma le impongono anche degli obblighi: tra questi l’impegno e il dovere di mettersi a capo di un progetto programmatico e organizzativo che si ponga a un livello superiore di ogni localismo comunale e regionale. E’questo, infatti, il livello che può garantire la valorizzazione delle potenzialità e il superamento delle criticità che da anni bloccano le opportunità di sviluppo non tanto della singola città di Milano quanto piuttosto della sua area metropolitana e densa che, come una megalopoli, occupa, senza soluzioni di continuità, l’intera fascia centrale della regione e che, come una città in estensione, si prolunga oltre i confini regionali verso Torino e verso Verona e a nord verso le regioni d’oltralpe.
In questo senso, almeno due sono le questioni che richiedono di essere affrontate con una mobilitazione virtuosa di competenze e di più soggetti pubblici e privati per rafforzare il significato dell’istituzione della provincia metropolitana e, contestualmente, per offrire ai tanti comuni e istituzioni in difficoltà una alternativa di prospettiva di sviluppo che si riallacci a quella stagione virtuosa che permise di definire Milano la capitale morale e economica dell’Italia.
Negli ultimi anni, il refrain “consumo di suolo no,no, no”, ha posto i comuni di fronte al’urgenza di un repentino cambiamento delle scelte di governo del territorio imponendo una revisione dei rispettivi piani e programmi laddove prevedevano insediamenti privati in cambio dei contributi in termini di oneri di urbanizzazione e di realizzazione di servizi urbani con conseguenze che, se in molti casi si sono dimostrate gestibili, in altri rischiano di mettere in crisi il consenso sociale oltre che economico nei confronti di molte amministrazioni locali. La prima esperienza di un piano di governo a consumo di suolo zero fu avviata anni fa in un piccolo comune del Parco del Ticino, il comune di Cassinetta Lugagnano, e si è poi estesa ad altre realtà con l’associazione dei comuni virtuosi. Oggi, l’obiettivo di quella esperienza è adottato da molti comuni, grazie alla mobilitazione di più associazioni e alla accresciuta sensibilità ambientale a livello più generale. Tuttavia le conseguenze reali sono tutte da verificare: bisogna leggere con più attenzione gli impegni insediativi pregressi e le proiezioni insediative dei singoli piani comunali e inserire nella contabilizzazione del consumo di suolo e nella ricerca di una maggiore chiarezza nelle scelte e negli appalti anche i grandi progetti di riqualificazione urbana, i grandi impianti tecnologici e la programmazione delle rete e dei nodi delle infrastrutture a sostegno della mobilità delle persone e delle merci.
Oggi, al consumo di suolo e alla domanda di una conduzione esemplare della cosa pubblica si deve rispondere soprattutto con una visione alternativa propositiva e una mobilitazione generale per evitare che anche le azioni dei nuovi commissariamenti siano solo di facciata. In questo senso, l’istituzione dell’area metropolitana richiede sia una leadership politica in grado di imprimere un cambiamento nel paradigma interpretativo del modello di governo del territorio del passato sia una visione programmatica che sia in grado di rivedere grandi e piccoli programmi di intervento e di identificare un disegno di nuove centralità urbane metropolitane integrato in un sistema di infrastrutture per arginare e selezionare la crescita molecolare della città diffusa nei comuni della Provincia di Milano e di quelli esterni ad essa.
Ma sull’avvio di questa nuova stagione pubblica il dibattito sull’istituzione della provincia metropolitana sembra non trovare né spazio né voce.

I cittadini, sempre consapevoli, come sono di quali siano i propri interessi a breve termine, per lo pù ignorano totalmente quelli a lungo termine.
La maggior parte dei guai della democrazia nasce da questa frattura tra breve e lungo termine: una forma di miopia individuale e collettiva Esempio il debito attuale poi scaricato sui figli, ma gli stessi che sono preoccupati per l’occupazione non vogliono pagare le tasse.
La frattura tra interessi a breve e a lungo termine è la ragione per la quale la democrazia necessita di correttivi elitistici. Occorrono elite capaci di trovare buoni compromessi fra gli interessi a breve termine dei cittadini- elettori e gli interessi a medio e lungo termine del Paese.

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