La rinuncia alla moneta, il potere più ambito

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Articolo di GIUSEPPE PAPALEO.

Cambia l’anno ma non cambiano gli annunci si potrebbe dire. Ancora una volta, davanti alle tensioni che si accavallano sull’euro, tra elezioni destabilizzanti in Grecia e proclami anti-euro nel resto del mondo, ci pensa il “salvatore” Mario Draghi a sedare gli animi del mercato, annunciando nuovamente il Quantitative Easing della BCE, con la sottile differenza che forse questa volta ci sarà veramente.

++ BCE: EUROGRUPPO INDICA DRAGHI PER PRESIDENZA ++

La banca centrale europea si impegna ad acquistare titoli di Stato e privati sul mercato, con numerosi vincoli quantitativi e pochi qualitativi. Anzi il vincolo qualitativo sta nel rischio di recupero crediti che rimane per l’80% a carico delle banche centrali nazionali. Chiaramente l’effetto di questa misura è da valutare in itinere, soprattutto per le scelte che faranno le banche con le risorse ottenute dalla vendita dei titoli. Se da una parte questo annuncio segna la vittoria da parte di Draghi nei confronti della Bundesbank, il fatto che sia arrivato solo ora, dopo sei anni di crisi e con l’inflazione adiacente allo zero in quasi tutti i paesi dell’eurozona, è la dimostrazione più grande dei limiti che la Banca Centrale Europea ha rispetto alla concorrenza e del fatto che l’Europa sia e rimane un NON-Stato. Traspare infatti dai trattati che hanno costituito l’Unione europea, e dalle iniziative politiche intraprese finora, una diversa velocità d’azione tra i risultati ottenuti in termini di liberalizzazione del mercato e quelli relativi alla costituzione di uno Stato sovranazionale con tutte le responsabilità e i poteri che ne conseguono. L’impossibilità di emettere EuroBond o di garantire il debito ne è un esempio. Gli Stati continuano a decidere la propria linea politica cercando di incastonarla tra i vari vincoli (3% deficit/PIL e 60% Debito/PIL) che nessuno rispetta o vuole rispettare. Premesso che dei trattati scritti dieci anni fa non possono essere valutati allo stesso modo oggi, visto che lo scenario macroeconomico ha subito notevoli sconvolgimenti, i debiti pubblici dei paesi più a rischio continuano ad aumentare, per via della decrescita del PIL e senza che siano aumentati gli investimenti, dovendo ottemperare alle richieste di austerità e rigore. Il risultato è da una parte una stagnazione economica degli stati “mediterranei”, che rischiano di rimanere soffocati dai debiti acquisiti in tempi migliori e dall’impossibilità di farne altri per sopperire alle ristrettezze economiche attuali, e dall’altra un impossibilità di agire da parte della commissione e della banca centrale in quanto se i titoli di stato, per via del mercato libero, sono stati acquistati da banche di tutto il mondo, con al Germania in prima fila, il peso del debito è rimasto in capo agli stati. Aiutare uno Stato a ristrutturare il suo debito significherebbe minare gli interessi di colossi bancari, a sua volta tutelati dagli Stati di appartenenza. Il conflitto di interessi insomma è l’unico vincolo reale. La politica fiscale continua ad essere decisa dagli stati, nonostante si esalti la concorrenza perfetta che si sarebbe dovuta originare con l’avvento del mercato unico. Così assistiamo ad una continua migrazione delle aziende, alla ricerca di un vantaggio fiscale tangibile. Peccato che se un paese in difficoltà è costretto ad alzare le tasse per ripagare i suoi debiti o per fare i suoi investimenti per risollevare l’economia interna, senza sforare il vincolo del 3%, vede fuggire le sue imprese migliori e risulta così impossibilitato a perseguire gli obiettivi richiesti dai trattati.

Quando in clima di guerra si cercava una soluzione alla conflittualità tra le Nazioni, troppo piccole per stare sole e troppo potenti per stare insieme pacificamente, un tale Einaudi, con aria profetica, disse che solo la rinuncia alla propria sovranità, in favore di uno stato superiore a tante nazioni tutte uguali ai suoi occhi, ci poteva tutelare dal rischio che un paese cercasse di imporre la propria sovranità agli altri per mezzo delle armi. E proprio nella rinuncia alla sovranità monetaria egli vide il primo passo per la costruzione di uno Stato sopra le parti. La stessa sovranità che utilizzò la Germania per raggirare le sanzioni economiche pregresse e riarmarsi per la guerra successiva. Ma chi pensava che bastasse un’unità di conto per evitare una guerra perenne, e costruire una Europa migliore e competitiva con il resto del mondo, può ritenersi soddisfatto a metà visto che solo il primo obiettivo è stato raggiunto. Il panorama attuale ci offre Stati che reclamano la sovranità perduta quando proprio una rinuncia a singhiozzo della loro sovranità, e la salvaguardia di interessi soggettivi, è stata la causa di numerosi problemi o imperfezioni che ancora oggi non riusciamo a superare. Una visione più solidaristica delle difficoltà altrui e meno egoistica dei propri punti di forza potrebbe essere forse l’unico metodo per tenere vivi allo stesso tempo il sogno che era l’Europa e la dignità degli europei.

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2 commenti

  1. Enrico Baldi on

    Indubbiamente questa Europa di Stati poco solidali e molto egoisti va cambiata completamente.
    L’obiettivo principale deve essere il sostegno delle economie e dell’occupazione e non la loro distruzione.
    A questo proposito su Internazionale (n.1091) di questa settimana è riportato un interessante articolo del Financial Time di Wolfgang Munchau che termina dicendo:
    “Nelle ‘Leggi’, Platone scrive che un uomo di stato è destinato a fallire se legifera soltanto per la pace. Il primo ministro greco Alexis Tsipras e il suo ministro delle finanze Yannis Varoufakis dovrebbero seguire il suo consiglio. Hanno bisogno di un piano B ben congegnato per dimostrare ai partner europei che la Grecia è determinata a raggiungere la sostenibilità – dentro o fuori dall’euro – a qualunque costo.”
    Credo che il piano B dovrebbero averlo, magari un unico programma comune, tutti i paesi che vogliono veramente far decollare l’Europa come unione federale. E’ l’unico modo per far ‘cambiare verso’ all’Europa dei conservatori.

  2. Enrico Baldi on

    A quanto pare anche Mario Draghi e il Sole24ore hanno capito che l’Europa è sulla rotta del Titanic.
    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-03-19/l-europa-spaccata-atene-francoforte-075301.shtml?uuid=AB1toiBD
    Mi chiedo se l’ha capito anche il PD o se continua a fare festa come i passeggeri del Titanic che non sapevano dove stavano andando. Alcune buone notizie come le annunciate assunzioni delle imprese, pur positive, fanno ignorare che con la Grecia sta saltando anche l’Europa.
    Ma è possibile che il PD non prenda una posizione chiara sul disegno di legge contro la crisi umanitaria in approvazione in Grecia e contestato da UE, BCE, FMI.
    Basterebbe che l’Italia tramite il suo governo dicesse chiaramente che questa legge è legittima e opportuna per isolare i falchi della Germania.
    Credo che i Giovani Democratici abbiano una grossa opportunità per fare pressing sulla direzione del partito e per lasciare il segno nella costruzione dell’Europa.

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