Pensare a Milano, dai circoli: contributi dopo la discussione del 15 maggio

1

Inaugurazione    di Elisabetta Soler
Non è facile in questi tempi di disaffezione verso tutto ciò che concerne la politica provare a motivare i cittadini a tornare nei circoli. Le sterile polemiche su correnti, azioni del Governo, litigi a livello locale hanno stancato sia i cittadini che i militanti stessi del centro sinistra. Ma allora perché aprire una sede che vede ben tre circoli della città di Milano collaborare insieme, pur mantenendo le loro distinzioni? Lo storico circolo Ghilardotti ha accettato di condividere i propri spazi in via Pergolesi con il circolo Milano Futura e il circolo Città Mondo sia per motivi economici sia per provare a creare uno spazio intorno a cui si potesse parlare di politica e non solo e poter ragionare insieme con uno sguardo lungo, rivolto al futuro .

Questo è stato lo spirito dell’incontro inaugurale del 15 maggio: un’occasione per poter parlare della visione del futuro della nostra Milano in termini ampi e non solo strettamente politici, oltre ad essere una possibilità per far conoscere questa nuova realtà anche a chi alla politica è diventato forse indifferente. Dopo i saluti di Paola Bocci e la presentazione del progetto, Onorio Rosati, forte della sua grande competenza, ci ha prospettato i punti nodali sugli sviluppi del lavoro. Gianni Biondillo, in un intervento molto apprezzato, ha ragionato sui quartieri che sono di solito meno al centro dell’attenzione della politica cittadina. Qui dirò invece qualche parola di più sugli altri due interventi.

Stefano Boeri, famoso architetto e figura di stimolo all’interno del Partito Democratico, ha subito ricordato che bisogna creare delle reti nel territorio che uniscano centro e periferie. Perché queste periferie, che con questo nome danno una sensazione di lontananza, in realtà sono territorialmente molto più vicine di quello che pensiamo. Camminarvi attraverso e poterne intercettare le problematiche è importantissimo per un miglioramento effettivo della vita sociale dei cittadini. Boeri crede che ci sia un risveglio del senso civico e di alleanza tipico dei milanesi. Ricorda come, dopo i vandalismi causati da un gruppo di antagonisti il primo maggio, la città tutta sia scesa in strada a ripulire e a riprendersi quelle strade. Non c’era un colore politico o una necessità di gusto estetico ma proprio la volontà di dimostrare che la cittadinanza c’è e vuole rivivere appieno e con dignità la propria città. Afferma che sarebbe bello camminare per le periferie e rifare il gesto di quella domenica e che sarebbe bello che fosse il PD a proporre una iniziativa del genere. Sottolinea inoltre  un altro aspetto che viene trascurato e cioè che non si ascoltino più i giovani, i quali sono visti come una generazione disinteressata e ignorante e invece ascoltandoli si scoprirebbe che hanno voglia di fare, sono informati ma allo stesso tempo sono disillusi. Per questo ha pensato di creare il 6 giugno dei tavoli di dialogo con i più giovani per capire quali progetti abbiano per la Milano del 2030 e che stimoli possano dare a chi la città la sta governando ora.
Altro ospite è stata una giovane e brillante ricercatrice dell’Ismu. Ha raccontato le analisi sul cambiamento dei protagonisti della città:  come in dieci anni le famiglie straniere siano aumentate del 864% e come il numero dei minori stranieri nati e cresciuti a Milano sia aumentato di dieci volte. Inutile avere paure di queste trasformazioni perché sono inevitabili grazie alla regolarità del percorso migratorio e delle prestazioni sanitarie concesse. Ci svela che su 194 nazionalità nel mondo ben 191 sono presenti a Milano. La nostra metropoli sta diventando sempre più multietnica e internazionale e per questo i temi dell’immigrazione, della accoglienza e dell’integrazione non possono essere lasciati da parte o trattati per spaventare la cittadinanza. Ci vuole una politica non solo nazionale ma anche territoriale più coraggiosa nell’affrontare questi aspetti e capace di confrontarsi in maniera decisa e aperta con queste nuove culture ormai radicate da tempo nel nostro territorio ma non ascoltate o non ben capite.

Share.

L'Autore

1 commento

Lascia un commento