Sinistra nel PD: anche a Milano perderemo sempre?

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leader sinistra Molti amici e compagni, soprattutto in Liguria, in questi giorni mi dicono di aver lasciato il PD. Ne capisco le ragioni, ma lo ritengo un errore, credo che il partito democratico sia l’unico strumento nel quale oggi si può incidere concretamente sulle scelte del paese e delle nostre città. Lavorare nel PD ha senso, però, se possiamo sperare di farne veicolo per i nostri valori di sinistra, che sembrano scomparsi dall’orizzonte ideale di chi adesso guida il partito. Per ora, non ci stiamo riuscendo, neanche in Lombardia.
Congresso 2013: la mozione provinciale più “renziana” ottiene solo il 33% dei voti a Milano. Dopo pochi giorni, però, con un capolavoro tattico, riesce a portare Pietro Bussolati alla segreteria provinciale e, da allora, gestisce il partito senza particolari difficoltà. Il congresso è passato ed è giusto che si collabori nel lavoro politico con chi è segretario oggi; ma, qui a Milano, non vedo neanche emergere, per ora, una forte posizione politica locale, capace di connotare “a sinistra” la campagna elettorale e la nostra proposta agli elettori per il 2016.
A costo di scontentare qualche amico, credo necessario riflettere su questa scarsa incidenza di quella “sinistra” interna di cui mi sento parte: solo condividendo le analisi potremo sforzarci di migliorare la nostra efficacia. Credo che molti saranno d’accordo su una nostra prima debolezza: la frammentazione in tante mozioni, gruppi, sfumature di pensiero. Perché? Ci sono alcune differenze politiche, di contenuti (priorità ai temi dell’economia e del lavoro o a quelli dei diritti, ad esempio), ci sono alcune differenze di storia e di cultura (maggiore radicamento nel partito organizzazione e maggiore vicinanza a chi lo ha condotto in passato oppure atteggiamento più “d’opinione” e più attenzione alla opinione cittadina priva di appartenenze), ci sono differenze di tattica (simpatia e magari partecipazione diretta alla giunta di oggi o no).
Ma non possiamo nasconderci che, più di tutto, conta un semplice fatto: l’unità delle sinistre non è la nostra priorità. Anzi, amiamo trovarci in piccoli gruppi, con i nostri amici, e marcare i confini senza chiederci troppo se certe scelte non siano tali da allontanare potenziali nuovi aderenti. Così, c’è chi ha costruito associazioni iperstrutturate, con barocche gerarchie di coordinatori e sistemi di tessere nominative (cose che non ricordo nemmeno da quando frequentavo da giovane le correnti del PSI pre-Craxi). Oppure, notiamo un altro caso: i sostenitori milanesi della mozione Civati, quando egli è uscito, hanno deciso di restare (e hanno fatto bene). Ma cosa ti hanno fatto per prima cosa? Hanno prodotto un comunicato (accettabile nei contenuti), con sotto un lungo elenco di tutte le singole firme …. Io lo ho letto come: “ci siamo ancora, restiamo insieme fra noi, e continuiamo ad essere diversi da voi che avete sostenuto altre mozioni, anche se ormai Civati non è più fra noi”. Può essere che mi sbagli, che il significato non fosse questo – ma è caratteristico che non si sia pensato a questo potenziale effetto su un lettore in linea di principio non maldisposto. Personalmente, qualche mese fa, avevo proposto a diverse persone di differenti “colori” di usare tutti insieme Talpa per fare “agenda setting”, cioè per imporre NOSTRI temi al dibattito politico nel partito ed in città. La proposta non ha suscitato grande interesse ed io stesso devo riconoscere di essermi annoiato subito ad insistere.
Poi, c’è un secondo fattore che ci penalizza. Dobbiamo riconoscere che, a Roma ma anche a Milano, l’area più vicina a Renzi è guidata da personale politico quasi tutto “nuovo” cioè salito alla guida del partito dopo il 2010. Nelle opposizioni, non è così. Non è neanche una questione di età, anche parecchi fra i più giovani esponenti della sinistra hanno guidato il PD fin dai suoi primi anni. La lieve reazione di fastidio che ne consegue (“ancora lui? …“) è ingiusta, ma comprensibile. Gli anni ’90 e la decade del 2000 non sono stati anni di successi, per la sinistra italiana e milanese, essersene fatti carico è anche un merito, ma non ci dà un’immagine vincente. Peggio, qualcuno di noi ha ancora stili di comportamento caratteristici dei partiti del passato: i “caminetti”, la ricerca degli accordi a due negli uffici del segretario, le liste precompilate da approvare per acclamazione …. Il partito comunità (il PD di oggi non lo è più, ma noi dobbiamo volerlo) deve esserlo davvero: tutti davvero devono poter partecipare alle decisioni – se facciamo “decisionismo” e non partecipazione, in che cosa siamo diversi dalla gestione di oggi? Guardate, non lo dico solo per gusto personale (anche, ma non solo): è proprio che oggi, in un partito d’opinione come il PD di Milano, quel tipo di gestione non funziona più. Qualche fallimento nel tentare di imporre volontà centrali alle zone nella recente vicenda dei coordinatori è lì a dimostrarcelo.
Ci vuole dunque una ricostruzione della sinistra nel Pd, anche a Milano, fuori dai vecchi schemi, forse con nomi nuovi e magari anche rinnovando i rapporti con i compagni a Roma, anche allentando vincoli storici. Bisogna saper costruire una linea che si dimentichi di più del congresso, che non svolga opposizione pregiudiziale, di bandiera, ma sappia essere ferma su punti essenziali. Più di tutto, dobbiamo essere capaci di fare noi per primi le nostre proposte, ad esempio su ciò che dovrà essere Milano nel 2030.

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L'Autore

Ingegnere, manager e consulente, già Consigliere di Amministrazione SOGEMI spa. Presidente Associazione Casa dei Circoli. Direzione Metropolitana Milano, Comitato di Tesoreria, già Segretario Circolo Milano Futura. Aree di interesse: industria, lavoro, esteri, forma partito.

2 commenti

  1. Enrico Baldi on

    La sinistra perde perché resta nel PD a prendere le bastonate dal suo segretario.
    Oramai il PD non ha più una posizione su nulla: sulla Grecia tace, quindi sta dalla parte della troika e dei creditori piuttosto che dalla parte del popolo greco; sui tribunali internazionali controllati dalle multinazionali (TTIP) sta dalla parte delle multinazionali (un economista moderato come Stiglitz ha preso una posizione decisa contro il TTIP riportata in Internazionale di settimana scorsa n. 1103 pag. 36); liberalizza il mercato del lavoro senza creare nuovi posti di lavoro; sull’Euro silenzio, va tutto bene con l’economia dell’Euro secondo il PD? Oramai è rimasto solo il PD a difendere l’Euro di questa Europa che non esiste; tutti gli economisti e tutti gli altri partiti hanno capito che è ora di cambiare.
    Ora c’è lo scandalo degli impresentabili e del segretario che accusa la commissione antimafia di sostenere gli interessi privati della Bindi. Mi chiedo come fate a non vergognarvi a restare nel PD!
    Se la sinistra del PD formasse un suo partito e si presentasse alle elezioni contro Renzi, secondo me al ballottaggio ci andremmo noi e non il partito della nazione (visto che gli elettori di destra voteranno altrove).
    Con questa legge elettorale e con un buon candidato (suggerisco Pisapia) potremmo avere la maggioranza in Parlamento. Perché non provarci? Perché stare fermi a subire le angherie del segretario in attesa del lontanissimo 2017?

    • Paolo Zinna on

      La mia risposta alle tue considerazioni sta scritta nell’Editoriale: Voto in Liguria, ecc. Quanto all’ipotesi della sinsitra PD che forma un suo partito, per prima cosa occorrerebbe che una parte consistente della sinistra stessa condividesse le tue opinioni e ne traesse le conseguenze. Hai letto di Bersani in Liguria? e allora, non è cosa che possiamo determinare né tu né io. Dunque, facciamo quel che si può, oppure accettiamo di rinchiuderci in una posizione di pura testimonianza.

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