Partiti a fedeltà variabile: Puglie, Marche, Veneto

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Puglia venetoUn signore diventa consigliere regionale nel 1990 e poi nel 1995 e poi nel 2000, entro vari partiti d’ispirazione cattolica; viene eletto presidente di regione nel 2005 dall’Unione e poi riconfermato dal centrosinistra nel 2010, in pieno governo Berlusconi. Ma, nel 2015, una sua terza candidatura sembra un po’ troppo al PD. E’un problema? No, le Marche non possono fare a meno della sua esperienza! E perciò Gian Mario Spacca si ripresenta per la sesta volta, ma alla testa di una sua coalizione personale con Forza Italia. Gli elettori marchigiani, che “non hanno capito il progetto” (sic!), domenica lo lasciano al quarto posto e premiano piuttosto la Lega che non ha accettato il pasticcio.
Nel Veneto, due fra i più brillanti esponenti della Lega vogliono esserne a capo nella regione, Salvini sceglie Zaia. Flavio Tosi non si allinea, presenta una sua lista personale, ottiene solo il terzo posto alle regionali, superando d’un soffio i grillini, ma si porta via un quarto dei voti nella sua Verona.
In Puglia, il centrodestra va Oltre … Oltre è il nome del movimento col quale Raffaele Fitto, uscendo in pratica da Forza Italia, schiera il suo candidato alla Presidenza (Schittulli) che viene sostenuto anche da Fratelli d’Italia. Berlusconi e la Lega non lo accettano, schierano un nome loro e scelgono … Adriana Poli Bortone, iscritta a Fratelli d’Italia! E l’uno e l’altro candidato vengono surclassati non solo dall’imbattibile Emiliano e dal PD, ma anche dai pentastellati.
C’è un aspetto che unisce queste tre vicende: da fuori regione è del tutto impossibile capire la differenza politica che ha separato questi personaggi dal loro partito d’origine. La frattura nasce da vicende personali, scelte tattiche differenti, antipatie di uomini, la politica pare del tutto assente. [Per questo lato, la scelta di Pastorino in Liguria, qualunque cosa se ne pensi, è certamente differente]. Vicende come queste sarebbero state inimmaginabili nella Prima Repubblica. Oggi, siamo al manifestarsi esplicito della concezione del partito come “taxi”, da usare finché serve, da lasciare se è d’ostacolo.
Molte cause di lungo periodo ci hanno portato qui: lo sfrangiarsi e confondersi delle classi sociali, la moltiplicazione dei ruoli e degli interessi di ruolo dei singoli e di conseguenza l’indebolirsi delle ideologie che sostanziavano i partiti e ne definivano le ambizioni di rappresentanza. Poi, queste tendenze si sono evidenziate in specifiche svolte nelle leggi e nel sistema dei poteri pubblici, sopravvenute dopo il 1992 e anche grazie al discredito che la politica tradizionale ne aveva ricevuto: l’elezione diretta dei Sindaci (1993), le leggi Bassanini dei tardi anni ’90 sui rapporti fra politica e organi della pubblica amministrazione, le successive leggi elettorali orientate a ricercare governabilità attraverso meccanismi normativi anche prescindendo in parte dell’ampiezza del consenso ricevuto. I partiti non sono più il luogo di formazione di politiche condivise attraverso la partecipazione, e non è più entro i partiti che si forma la classe dirigente, neanche quella politica. Essi sono diventati strumenti, neanche prioritari, per concorrere all’attuazione di politiche modellate altrove (in gran parte dagli eletti nelle istituzioni). Di conseguenza si è progressivamente perso il sentimento del partito come comunità verso la quale sentire affetto e doveri: eccoci al partito taxi. Probabilmente, questa evanescenza dei corpi politici intermedi è stata una delle molte ragioni della crescita continua dell’astensione.
C’è il rischio che, alla fedeltà “all’idea che non muore” si sostituisca sempre più l’allineamento al potente di turno, “al grande leader che ci fa vincere” e sarebbe la morte della democrazia liberale. Per questa volta, le avventure personali “senza politica” non hanno avuto grande fortuna, ma il pericolo c’è e dobbiamo prevenirne gli effetti.
Il Partito Democratico sembra aver colto l’importanza del tema. Si parla di una grande iniziativa condivisa per una legge di regolazione dei partiti, in attuazione dell’art. 49 della Costituzione. Si dovrà sfidare l’ostilità interessata dei politici grillini e l’ostilità viscerale dell’opinione pubblica disinformata. Si avrà l’ostilità dei centri potere extrapolitici, prima di tutto i “politologi” del Corriere della Sera. Ma, se una forza politica non sapesse avere il coraggio anche di sfidare una parte dell’opinione pubblica su questioni vitali di democrazia, non meriterebbe di governare il paese.

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L'Autore

Ingegnere, manager e consulente, già Consigliere di Amministrazione SOGEMI spa.
Presidente Associazione Casa dei Circoli.
Direzione Metropolitana Milano, Comitato di Tesoreria, già Segretario Circolo Milano Futura.
Aree di interesse: industria, lavoro, esteri, forma partito.

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