Grecia vs. Europa: sette risposte senza reticenze

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Grecia vs EuropaLa Grecia oggi ha un forte debito: potrà mai ripagarlo? NO
Nel 2014 la Grecia ha registrato un debito pubblico pari al 177% del PIL (media Area Euro 18 stati 92% – Eurostat tsdde410). Per ricondurlo alla media in 40 anni, occorrerebbe un accreditamento netto di più di 2 punti percentuali in media annua. La spesa pubblica greca vale il 49% del PIL, perfettamente in linea con la media AE 18 (Italia 51, Francia 57, Austria 52 – Eurostat gov_10a_main). Gli interessi sul debito attualmente sono circa pari al 4,3% del PIL (condizioni già piuttosto favorevoli), l’avanzo primario greco dovrebbe essere oltre il 6% annuo, cosa evidentemente impossibile (Italia oggi: 1,7%).
In valore assoluto, il debito greco vale 323 miliardi di euro (Italia, Francia, Germania, circa 2000 ciascuno, Spagna 1000, AE 18: circa 9300), è quindi pari al 3% del totale area euro. Se tutti i paesi di AE 18 accettassero di accollarsene la metà in proporzione al PIL, il loro rapporto debito su PIL salirebbe di meno di due punti, meno di quanto è salito naturalmente fra 2012 e 2014, senza che nessuno abbia detto nulla.
Di chi è la colpa di questa situazione? Ecco i colpevoli, ma la domanda è irrilevante
I governi greci fra il 1999 e il 2014 (sia PASOK – Simitis che Nuova Democrazia – Samaras) hanno sistematicamente truccato i conti per sottostimare i propri disavanzi (anche corrompendo le banche di investimento internazionali). La cosa era stata pubblicamente ammessa fin dal 2004, ma le istituzioni europee non avevano sentito il bisogno di sottoporre i dati greci successivi a maggior controllo. Le banche tedesche, francesi e spagnole hanno allegramente finanziato questi disavanzi, comprando titoli del debito greco e sono state salvate dal disastro di una possibile insolvenza del debitore nel 2010, con i fondi del primo programma di “aiuti alla Grecia”. Il popolo greco per dieci anni ha vissuto certamente una prosperità artificiale, non corrispondente al vero stato della sua economia: settore pubblico ipertrofico, welfare troppo generoso (in particolare pensioni), gigantesca evasione fiscale. E’ giusto chiedere che questi aspetti, in Grecia, vengano allineati alla media dell’area euro. E’ corretto anche ricordare, però, che l’uso assistenziale e redistributivo della spesa pubblica non è stato certamente fenomeno soltanto greco e ciò richiederebbe una discussione politica, non soltanto contabile.
Ma, per noi europei tutti, oggi, è veramente sciocco affrontare la crisi con l’approccio moralistico e un po’ sadico che afferma “pacta sunt servanda”, “i debiti si ripagano” e chiede “la punizione dei greci colpevoli”, e simili. Dovremmo invece chiederci: quale strada causerà minori danni a noi tutti, data la situazione attuale? Far fallire un debitore insolvente certamente non aiuta a recuperare i soldi prestati, al contrario ne garantisce la definitiva sparizione. Dobbiamo decidere col cervello, non coi risentimenti.
A che punto era la trattativa, qual’era esattamente il disaccordo? Si tratta di differenze sul tipo di misure da adottare, non tanto sul loro volume complessivo.
Il governo greco intende agire con aumenti di tassazione diretta, i creditori su tagli di spese e agevolazioni e tassazione indiretta. Entrambi i piani hanno un effetto recessivo molto grave in un paese con il Pil diminuito del 25% e la disoccupazione quasi al 50%. Syriza vuole tassare di più le imprese, salvaguardando il turismo e i redditi minimi, i creditori non credono alla capacità di Tsipras di ottenere davvero le nuove entrate fiscali (il sole 24 ore http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2015/06/24/grecia-la-proposta-alla-troika-e-unaltra-spremuta-fiscale-per-uno-stato-fallito/ ) anche perché in Grecia molti cittadini stanno bloccano i pagamenti, anche al fisco (phastidio.net http://phastidio.net/2015/06/23/grecia-ormai-failed-state/).
La posizione dei creditori non è oggi del tutto irragionevole, ma in ogni caso l’accordo comporterebbe anni di sacrifici in entrambe le versioni. E’ chiaro che si tratta comunque di piani di emergenza (come quelli di Monti, dicembre 2011), utili a spegnere l’incendio ma inutili, anzi controproducenti per curare la malattia sul medio termine. Dovrebbero essere solo provvedimenti ponte per consentire di strutturare un ulteriore discussione sul futuro del sistema economico greco e, in prospettiva, dell’ Europa tutta.
Chi si oppone all’accordo con la Grecia? Non solo i rigoristi, anche quei governanti che non hanno nemmeno provato a trattare con fermezza.
Da quando la crisi ha attaccato il debito degli stati, molti governanti dei paesi PIIGS hanno dimostrato estrema arrendevolezza verso le istituzioni della Troika, ad esempio Samaras in Grecia, Monti, Letta e ora Renzi in Italia, Rajoy in Spagna, i portoghesi, gli irlandesi. Oggi, sono proprio costoro che si oppongono all’accordo coi greci. Se Tsipras ottenesse un risultato anche solo parziale, sarebbe dimostrato che si poteva fare meglio di quanto loro hanno fatto – e la loro posizione in patria diventerebbe insostenibile. Al loro fianco, i falchi di sempre: i tecnocrati di Bruxelles, che esistono soltanto finché regge questa Europa con le sue regole, per dannose che siano, e i rigoristi per necessità elettorale (i governanti tedeschi e in particolare i tedeschi del sud come Schauble, i finlandesi, ecc).
Tsipras ha fatto bene o male a indire il referendum? Ha fatto il suo dovere
I referendum sono scelte secche e grossolane tra due alternative, sono un ritorno dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diretta. Sono sinceri ed onesti solo se i potenziali votanti capiscono davvero le alternative, sono doverosi se la scelta è così radicale da toccare profondamente la vita del popolo al quale viene proposta. C’è chiarezza? In realtà, il referendum greco ha un significato, che va ben al di là delle disquisizioni sulla validità attuale della proposta dei creditori e simili. Potrebbe essere formulato semplicemente così: “cari concittadini, abbiate chiaro che siamo ad un bivio: se state con me, rischiate il default, la dracma, tutte le vendette dei banchieri del nord. Se non volete rischiare, vi ingoierete sta roba qui o qualcosa di simile. Cosa scegliete?” E’ una domanda chiarissima, credo anche per i Greci più disinformati. Trasferisce la responsabilità sulle spalle dei greci? Certo, ma chiunque non sia un pazzo irresponsabile non farebbe una scelta simile senza averla onestamente prospettata ai suoi. La democrazia non è solo forma, è anche sostanza.
La crisi greca è anche crisi del sogno europeo? Certamente. Le istituzioni di oggi stanno rovesciando il significato della nostra idea di Europa.
I padri dell’Europa sognavano una patria più grande, nella pace e nella libertà democratica. Da sessant’anni abbiamo garantito la pace, ma il deficit di democrazia nelle istituzioni europee si aggrava continuamente e la crisi greca lo mette a nudo. I cittadini lo sentono, capiscono di non contare nulla nelle decisioni di Bruxelles e reagiscono con la disaffezione, l’astensione elettorale, il sostegno ai partiti antieuropei. E hanno ragione.
Tsipras chiede la scelta del suo popolo su un’alternativa fondamentale: è un atto di responsabile democrazia. Il fatto che a Bruxelles se ne scandalizzino, o facciano finta di scandalizzarsi, è un sintomo della degenerazione tecnocratica di questa Europa; e questo atteggiamento di fastidio non è proprio solo dei cattivi rigoristi, è condiviso dalle istituzioni europee in toto, persino dai nostri europarlamentari progressisti. Essi sembrano non percepire che il rifiuto di un atto di democrazia è lo stravolgimento dell’Europa dei padri fondatori, da qualunque ragione apparente possa essere giustificato. E’ vero che questa settimana sarà decisiva per il futuro dell’Europa, ma non per ragioni economiche. Lo sarà invece perché, se i greci verranno piegati, dovremo tristemente catalogare tutta questa costruzione istituzionale europea fra quelle oppressive, che si dovrà cercare di distruggere.
Quale ruolo sta avendo il PSE? Tristissimo nella sua inutilità e improvvido per il suo stesso futuro.
Schulz, Gabriel, Djesselbloem (e non dimentichiamo Renzi e Hollande) stanno veramente dando il peggio di sé nelle loro dichiarazioni. Il PSE non è più quello di Brandt, di Schmidt, di Mitterand, di Gonzales o di Olof Palme. E’ l’erede di quello di Blair negli aspetti peggiori. I suoi capi sono insieme criticabili e irrilevanti: i conservatori sono più bravi nel rappresentare gli interessi della finanza. Il PSE dovrebbe riflettere a fondo sul destino del PASOK, ridotto a meno del 5% dei voti. E la stessa tendenza al declino si avverte in Francia, in Germania, in Inghilterra. La classe operaia, sulla quale si è fondato il compromesso socialdemocratico degli anni d’oro fino al 1980, è indebolita e frammentata, ma i partiti socialisti non riescono ad interpretare bisogni e aspirazione dei nuovi ceti deboli, che si rivolgono invece all’astensione, ai partiti populisti o antieuropei. Bisogna cambiar strada, prima che sia troppo tardi.

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L'Autore

Ingegnere, manager e consulente, già Consigliere di Amministrazione SOGEMI spa. Presidente Associazione Casa dei Circoli. Direzione Metropolitana Milano, Comitato di Tesoreria, già Segretario Circolo Milano Futura. Aree di interesse: industria, lavoro, esteri, forma partito.

2 commenti

  1. Enrico Baldi on

    Grande vittoria di Oxi! Viva la Grecia!
    Vittoria salutata anche dai partiti populisti di destra ma come dice Brancaccio: “Anche per questo, se l’impianto della moneta unica dovrà registrare una crepa, sarà bene che ciò avvenga da sinistra, su impulso di un’Atene rossa, piuttosto che sull’onda nera montante di forze ultranazionaliste e xenofobe”.
    Patetico Rainews24 che quando il giornalista ha intervistato Ferrero che ha iniziato ha dire che “è stata un grande vittoria della sinistra unita” ha staccato l’inquadratura e ha ripreso la giornalista in studio che ha cominciato a sbraitare per non trasmettere la frase blasfema ‘la sinistra ha vinto’; se Renzi non è andato ad Atene perché sostiene i Grandi Usurai non è colpa di nessuno.
    Patetica anche la Merkel che ha detto che “Tsipras è andato a sbattere contro un muro”. Si vede che è una donna di apparato che sa stabilire relazioni con i potenti di turno ma non sa prendere alcuna decisione quando la storia ha un’accelerazione.
    Ricordo, visto che ce lo dimentichiamo sempre, che la Germania è stata salvata per ben due volte dalla bancarotta per debiti proprio da nazioni come l’Italia e la Grecia:
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-14/la-merkel-ha-dimenticato-quando-l-europa-dimezzo-debiti-guerra-germania-151827.shtml?uuid=ABkKN62B
    Infine sta nascendo un’alternativa in Italia con Civati, Fassina e Cofferati.
    Dopo la vittoria di Oxi sono sicuro che ci ritroveremo tutti e presto nel nuovo partito che sta per nascere.

  2. Enrico Baldi on

    “La storia non è una linea retta. I movimenti non avanzano in modo costante. Per molti anni è sembrato cha a un passo avanti ne seguissero due indietro. ….
    Questa frase è stata attribuita a Gandhi, anche se non l’ha mai detta: ‘Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.’ …
    Scrivendo saggi, libri e articoli, non pensavo che tutto questo sarebbe successo mentre ero ancora vivo…. e invece è successo. In un solo, decisivo, colpo.”

    Così commenta Andrew Sullivan (su The Dish / Internazionale di questa settimana n.1109) la vittoria dei gay americani ottenuta grazie al voto decisivo di Antony Kennedy.

    A me pare che queste parole si adattano molto bene anche al sogno di un Europa della cittadinanza e della solidarietà.
    Domani la Grecia probabilmente uscirà dall’Euro; sono i due passi indietro di cui parla Sullivan. Altre nazioni seguiranno. Ma sarà l’occasione per liberarsi di questa congrega di politici europei usurai e ignoranti. E’ anche l’occasione per rifondare la sinistra, unita su un tema molto unificante come la battaglia alla finanza globale.
    Certo non è pensabile farlo all’interno del PD di Renzi. Occorre rifondare la sinistra come stanno facendo Civati, Fassina e Cofferati e … spero le forze migliori della sinistra PD e degli altri partiti e movimenti di sinistra.

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