Uomini contro bestie e non solo: il Pd alla ricerca di se stesso

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Il 6 settembre è successo qualcosa. Il grido di Renzi, l’idea che sull’immigrazione non ci sia in ballo solo un pugno di voti, ma una lotta tra uomini e bestie è un messaggio che – nel campo del centrosinistra – non abbiamo mai avuto il coraggio di lanciare. Bisogna accogliere i profughi non perché è conveniente, ma perché è giusto. E, mentre sul piano etico, l’idea è perfetta, è sul piano politico che ha le conseguenze più ampie.

Matteo Renzi

Matteo Renzi alla Festa dell’Unità nazionale 2015

Allargando la questione, in fondo, il sistema politico italiano si riduce ad una lotta tra uomini e bestie. E non solo sull’immigrazione, tema al quale la destra ha dato fin troppo spazio, non avendo molto da dire in termini di economia e occupazione. Il punto è che, come dimostra l’indignazione generalizzata sulle indiscrezioni sul nuovo aereo di Stato che il Governo dovrebbe acquisire in leasing, c’è un problema di consapevolezza e di serietà, nella nostra vita pubblica.

Una vecchia pagina Facebook sosteneva che “il grigiore tornerà di moda”. Ultimamente, la società pullula di appelli al grigiore. Anche nel giornalismo, dove Luca Sofri chiede di cominciare a scrivere in modo serio, superando l’estetica e ritornando ai fatti. Una richiesta di serietà e di autorevolezza che coinvolge tutta la vita pubblica.

Il commento di Carlo Cerami al discorso di Matteo Renzi alla festa dell'Unità

Il commento di Carlo Cerami al discorso di Matteo Renzi alla festa dell’Unità

L’avvocato Cerami ha perfettamente ragione: il leader è Renzi. Il problema che ha, però, chi si riconosce nel partito non è tanto quello di trascinare il Pd in un congresso permanente, ma quello di correggere e di servire il Partito democratico in modo serio, critico e rigoroso dando un senso a quello che si fa.

Negli ultimi due giorni di Festa, si è tenuto un seminario su quello che deve essere il futuro del partito. Abbiamo discusso di circoli, di forma partito, di Rete e di ruolo della membreship. Molti, all’interno del partito, credono che si debba fare qualcosa di più per coinvolgere i militanti e dare un significato alla loro tessera.

Questa necessità di crescere è resa evidente anche da come alcuni giovani del partito fanno politica. Discutendo, a margine del Ciringufo, il famigerato bar organizzato dai GD, un giovane democratico, parlando di come i più giovani si avvicinano alla politica, concludeva la conversazione che stava avendo con me dicendo: “Beh, poi i ragazzi troveranno la strada da soli”.

Probabilmente ha ragione. Tuttavia, la mia formazione sinistrorsa toscana non può non farmi ricordare la “Lode del Partito” di Brecht, cioè la lode a una struttura forte e autorevole che vale di più del singolo individuo. Certo, il partito di Brecht non esiste più, ma quanto bisogno c’è di un Pd che prenda sul serio il tema – se non dell’ideologia – della cultura politica?

Forse, la Festa dell’Unità ha avuto questo grande rimosso. Ma se vogliamo vincere la nostra battaglia politica contro le bestie, prima o poi, dovremo porre di nuovo il problema della cultura, all’interno del nostro partito con il vantaggio ulteriore di riscoprire (e reinventare) il perché di questo strano Pd che, nonostante tutti i suoi difetti, è sempre e comunque l’unica forza politica in grado di governare il Paese anche se, probabilmente, non è mai nato davvero.

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