Il ritorno dei nazionalismi in Europa: responsabilità anche a sinistra?

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Venerdì 13 novembre  presentiamo il libro di Eva Giovannini, “Europa anno zero: il ritorno dei nazionalismi”, Marsilio, 2015. Oltre all’autrice, saranno presenti i deputati del PD Emanuele Fiano e Antonio Misiani. Introduce Angelo Turco, modera Federico Taddia (radio24). Appuntamento alle ore 18.00 al caffè DVerso, via Casati 24, Milano.giovannini_dverso_ok

Il libro di Eva Giovannini, “Europa anno zero. Il ritorno dei nazionalismi” è un interessante reportage, che ci restituisce l’inquietante quadro delle risorgenti destre nazionaliste in Europa. Tra i molti casi studio proposti (tra cui il francese Front National, Alba Dorata in Grecia, il partito del premier Orban in Ungheria, l’UKIP di Nigel Farage e la Lega di Matteo Salvini), il capitolo dedicato alla Germania è al contempo il più inquietante e il più illuminante. Viene infatti esaminato il movimento Pegida (Patrioti contro l’islamizzazione dell’Occidente), nato a Dresda e capace di portare nelle piazze decine di migliaia di persone inneggianti slogan che restituiscono alla memoria tetri momenti della storia del Novecento. In particolare, l’impostazione populista (oltre che xenofoba) di questo movimento riesce ad agganciare l’insofferenza verso immigrati e culture diverse con la sofferenza sociale. Proprio su questo aspetto si concentra una parte dell’analisi di Eva Giovannini: perché nella ricchissima Germania esistono questi focolai di conflitto sociale latente, cavalcato dalla peggiore destra neonazista? La minaccia dello straniero, per la gran parte dei cittadini che riempiono queste piazze nere, è una minaccia al proprio portafoglio e al proprio welfare (sussidi, sanità, pensioni). Nell’intervista alla giornalista Patricia Szarvas emerge la responsabilità delle riforme del socialdemocratico Schroder: l’introduzione dei contratti a tempo determinato (minijob) hanno dato impulso all’occupazione, ma hanno contemporaneamente ingrossato le fila dei “working poors”, lavoratori a basso o bassissimo reddito (il 25% ormai degli occupati). L’aneddoto su Schroder, ormai ex cancelliere, demoralizzato dal fatto che le aziende continuino a utilizzare queste tipologie contrattuali nonostante non ne abbiano più effettiva necessità con l’uscita del Paese dalla crisi economica e il rilancio attraverso massicci flussi di export, rende bene l’idea di una sinistra incapace di governare i processi economici e sociali. Non a caso, i maggiori focolai dell’estremismo di destra prosperano nella Germania orientale, tuttora caratterizzata da disoccupazione alta e salari bassi. Su questi ceti popolari e su questi lavoratori impoveriti, il messaggio xenofobo e allo stesso tempo populista fa presa e ingrossa le fila del dissenso anti sistema. La migliore risposta all’emersione di queste forze inquietanti è quindi rappresentata dal potenziamento delle tutele sociali, dagli investimenti per la crescita e l’occupazione: sostanzialmente, è sempre più necessaria una profonda correzione di rotta rispetto alle politiche attuate in Europa negli ultimi dieci anni. In caso contrario, il pericolo per la nostra democrazia è sempre più concreto.

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L'Autore

27 anni, milanese, è laureato in storia contemporanea presso l'Università degli Studi di Milano. Nel corso degli studi ha approfondito in particolare la storia del socialismo italiano. Membro della direzione regionale lombarda del Partito Democratico e segretario del circolo Milano Futura, fa parte del gruppo di giovani ricercatori della FEPS (la fondazione di studi del PSE) e collabora con riviste e blog di analisi politica tra cui Pandora e Left Wing. Su twitter: @angeloturcomi

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