Costruire l’Europa sociale per contrastare i nazionalismi vecchi e nuovi

0

Articolo di Luca Finazzi.

giovannini_dverso_okBel libro, quello di Eva Giovannini, ottima l’idea di proporne presentazioni pubbliche che divengano occasioni di dibattito.

Bel libro, perchè pratica giornalismo d’inchiesta, cosa ormai infrequente, ed in questa pratica, studiando i nazionalismi più eclatanti del nostro continente, ne ricerca le radici sociali, come ha giustamente ricordato, citando l’esempio tedesco, Angelo Turco nel suo articolo.

Condividendo questa chiave di lettura ( l’Europa fortemente liberista ed arroccata che si rivela lontana dai popoli così come incapace di gestire l’emergenza migratoria), vorrei proporre anche un’altra notazione. Accanto ai temi dell’oggi, riemerge, a mio parere, un substrato di nazionalismo profondo, e spesso reazionario, tacitato per varie ragioni nei decenni passati e che oggi riprende fiato e forza sia per la crisi economica che per una globalizzazione che, mentre decentra imprese e lavoro, aumenta la circolazione delle persone.

La faglia del nazionalismo, in molti paesi ( quasi tutti) ha una dorsale antica: nel senso comune e nel pensiero di Diritto e Giustizia che con Jaroslaw Kaczinski ha recentemente vinto le elezioni in Polonia si ritrova, forse con un po’ di fantasia prospettica, il fantasma del maresciallo Pilsudski, e certo il voltare a destra, duro e deciso, delle diverse pulsioni che negli anni del contrasto alla dittatura Solidarnosc conteneva e mediava, soprattutto per il fatto di essere un movimento sociale.

La questione sociale finendo sullo sfondo, rimangono Radio Marja, i settori più retrivi di un’episcopato che si è sempre considerato il depositario di un’identità nazionale intesa anche e soprattutto come ” antemurale Christianitatis”, il timore dei mussulmani o degli stranieri che portano le malattie, evocati da un Kaczinski dimentico della figura quasi mitica dell”idraulico polacco” a sua volta condotto dalla ricerca di lavoro in terra straniera.

La persistenza di un nazionalismo reazionario si ritrova, anche se in misura assai minore in Slovacchia ( Monsignor Tiso rimane sullo sfondo), e certamente nelle vicende croate, dove, tuttavia, le migliorate condizioni economiche hanno probabilmente indotto una dialettica politica più avanzata. Ho citato volutamente esempi non trattati nel libro, ma dall’analisi della Giovannini risalta, ad esempio, un continuum, estremamente aggressivo ma fortemente minoritario, fra l’esperienza estremamente aggressiva ma fortemente minoritaria di Alba Dorata (neonazisti che s’intestano una risposta sociale per i soli greci alle prese con una durissima situazione economica) ed i precedenti dei colonnelli, fino alla dittatura del generale Metaxas degli anni Trenta.

Qui una persistenza che era finita quasi nel dimenticatoio riesplode per la drammaticità di una situazione sociale nella quale dare risposte è estremamente difficile e, soprattutto, l’Unione Europea le ha sostanzialmente impedite. Gli esempi potrebbero continuare: quello che m’interessa ribadire è come la sinistra europea, in primis il PSE debba darsi una strutturazione che porti a cambiare le politiche di un’Unione Europea che rischia di essere marginalizzata dai nazionalismi (ve ne sono anche d’impronta democratica, si vedano Scozia e Catalogna) e comunque d’implodere per il consenso popolare che può ritrovare, od ha già ritrovato, il nazionalismo reazionario forte di radici storiche, innervato nei diversi Paesi e che la situazione economica e sociale rimette in gioco.

E’ una grande sfida democratica, è una sfida ineludibile per una sinistra degna di questo nome.

Share.

L'Autore

Lascia un commento