Dopo la tragedia di Parigi

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Tour EiffelCondividere lo sbigottimento, il dolore e la rabbia per i morti di Parigi è stato naturale e doveroso, ma forse non basta. Forse, dopo qualche giorno, viene il momento di chiedersi cosa fare e soprattutto cosa sia utile fare perché la tragedia non ritorni, con spirito laico, senza preoccuparsi troppo se le cose utili sono quelle più in linea con le nostre preferenze e le attese dell’opinione pubblica.
Si devono prima di tutto dividere due prospettive: il breve ed il lungo termine. La società liberale e democratica è sfidata ad una prova di forza da un nemico che è radicalmente “altro da noi” nei valori e nei costumi. Nel breve termine, alla prova di forza si può rispondere solo con azioni di forza, sia in Medio Oriente che nei nostri paesi – poi, sappiamo bene che, in una prospettiva più lunga, certamente ci vuole altro e di più.
Medio Oriente. ISIS non è una rete inafferrabile come al Quaeda, il Califfato ha un territorio, un’organizzazione, armi e infrastrutture che possono essere colpite. Come mai le potenze militari maggiori al mondo, che in poche settimane polverizzarono l’esercito di Saddam, non l’hanno ancora distrutto? Obbiettivi contrastanti, disunione, sospetti reciproci? Tutto questo, ma c’è di più: non tutto è come viene raccontato dai media italiani. All’ISIS arrivano denaro e armi e arrivano attraverso alcuni degli “alleati dell’Occidente” nell’area. Forse stiamo combattendo una guerra ipocrita, facciamo finta di non sapere che i “buoni” non sono poi così buoni. Allora, l’Europa, per essere credibile nei suoi proclami di lotta, dovrà per prima cosa pretendere risposta precisa ad alcune domande:
Turchia. Erdogan, caro alleato nella NATO, tu sai benissimo che i flussi di denaro (e poi armi) verso ISIS vengono in parte rilevante da persone precise basate in Turchia (trafficanti? fanatici?) http://www.direttanews.it/2015/11/17/putin-finanziamenti-allisis-da-40-nazioni-anche-del-g20/ Cosa farai, subito, per fare cessare tutto questo? Oppure, fra i curdi e l’ISIS, sapremo che la Turchia è, al massimo, neutrale. O forse peggio.
Cara famiglia reale saudita, tradizionale alleato del “mondo libero” fin dagli anni ’20 del 1900, sappiamo che il vostro stato si è formato attraverso una crociata armata nel nome dell’ideologia wahabita, cioè del fondamentalismo islamico. Sappiamo che in pubblico proclamate puntualmente di aderirvi (anche se talvolta non siete così piamente osservanti in privato). Sappiamo che ufficialmente avete aderito alla coalizione anti ISIS e anzi ci sono stati alcuni limitati scontri http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/Isis-I-attacco-in-Arabia-Saudita.aspx. Ma siete in grado di dimostrare, subito, che ISIS non goda nel paese di reti di aiuti e di complicità, come Bin Laden in passato?
Caro emiro del Qatar, Tamim_bin_Hamad_al-Thani, laureato dell’accademia militare britannica di Sandhurst, sappiamo che garantisci sostegno finanziario, logistico e mediatico ai fondamentalisti http://www.ft.com/cms/s/2/f2d9bbc8-bdbc-11e2-890a-00144feab7de.html . Vogliamo che tutto ciò cessi, subito.
Pare ovvio che gli europei debbano pretendere risposte chiare ed oneste a questi tre punti, con la voce di chi potrebbe mandare i caccia Rafale non solo sopra ar Raqqa, ma, magari, sopra Doha. Se ciò non avverrà, sapremo che l’impegno, le dichiarazioni pubbliche, i comunicati congiunti non ci dicono tutta la verità. A proposito, ricordiamoci che in realtà i Rafale e gli Eurofighters Typhoon a Doha stiamo trattando per mandarli. Ma non per punire l’emiro, per venderglieli, i caccia! Mah ….
Se si farà questo, si potrà poi cancellare militarmente il Califfato “prosciugato” e i ndebolito. Bisognerà però progettare una soluzione politica di stabilità per il dopo, in quei paesi. Finora, in questo aspetto abbiamo collezionato ragguardevoli disastri e fallimenti: Afghanistan, Iraq, Libia, Somalia … Tralasciamo per ora questa discussione.
Europa. Anche qui, anche sul puro piano della repressione, qualche passo avanti dobbiamo farlo. Nei primi anni ’70, troppo facilmente le BR sorprendevano e uccidevano poveri ragazzi impreparati delle forze dell’ordine. Col tempo, blocchi stradali, perquisizioni, attività di ricerca divennero molto più attente e cautamente professionali: gli esiti degli scontri a fuoco cambiarono verso, i terroristi venivano spesso prevenuti, eccetera. A leggere le cronache di quest’anno, resta l’impressione che siamo invece nel primo stadio. Possibile che un ovvio obbiettivo come Charlie Hebdo non fosse protetto? Possibile che ci siamo fatti sfuggire Abdeslam Salah? Che solo oggi scopriamo che Molenbeek è un covo di terroristi? Che improvvisamente solo in questi giorni scopriamo e arrestiamo cellule dappertutto (Belgio, Germania, Italia)? Bisogna diventare professionalmente adulti, in fretta.
Realizzare tutto questo ridurrà la capacità immediata di colpire degli estremisti. Non illudiamoci, non la ridurrà a zero. E’ vero, come dice Renzi, che è in atto un’ ”aggressione alla nostra identità”. Ma cos’è, per un salafita, la “nostra identità”? Sbaglia chi pensa che sia la sola religione cristiana, è tutta la società occidentale moderna, cultura, svago, vita civile normale: ristoranti, teatri, stadi, biblioteche, musei … è tutto parte della vita dei “kafir”, gli infedeli (che siamo noi). Se ci pensiamo, qualunque ristorante, ecc può essere un obbiettivo da cancellare; e allora, sarà ben difficile “proteggere” tutti gli obbiettivi. Occorre operare a monte, fermare gli assassini prima che si muovano per colpire, ma questo richiede una strategia di lungo termine, non soluzioni miracolistiche immediate: dobbiamo purtroppo mettere in conto che ci saranno altri orrori, altri lutti, per lunghi anni.
Strategia di lungo termine. Privati del retroterra ISIS, i salafiti di oggi saranno ridotti alla dimensione di rete transnazionale di terroristi, come fu al Quaeda. Ma le società europee, nei decenni scorsi, sono state capaci di estirpare insorgenze terroristiche in qualche modo paragonabili: i terroristi di estrema sinistra italiani e tedeschi, l’ETA dei baschi (per non parlare del caso ceceno, forse troppo diverso per essere un esempio utile). Si dovrebbero recuperare e studiare quelle esperienze e mettere in campo strumenti e normative che si sono rivelate praticamente utili in quei casi (ad esempio, dissociazioni, legislazione premiale, ecc).
Ma mi pare di poter dire fin d’ora che un elemento si è rivelato decisivo: “toglier l’acqua in cui nuota il pesce”. I terroristi sono poche centinaia, sempre. Ciò che li rende inafferrabili e quindi pericolosi è la vasta area di complicità, o almeno simpatia, o almeno indifferenza, di cui sono circondato in alcune aree, in alcuni gruppi sociali. La fine delle Brigate Rosse si è avvicinata di molto il giorno in cui assassinarono l’operaio Guido Rossa. Nelle fabbriche, quel giorno, capirono in tanti: le BR non sono “noi”, sono qualcosa che sta “contro di noi”, qualunque cosa pretendano di essere; e fu l’inizio della fine.
Sul lungo termine, quindi, il vero pericolo per la società liberale europea non è Abdeslam Salah, sono i tifosi turchi che fischiano il minuto di silenzio. Pensiamo a dimostrare loro che la democrazia liberale è bene anche per loro, non solo per noi. E cominciamo con un onesto riconoscimento: volontariamente o no, con qualche ragione o no, per alcuni aspetti stiamo dimostrando esattamente il contrario. Che a Milano, una comunità che pesa circa per il 20% del totale dei residenti, non possa avere luoghi di culto riconosciuti e legittimi, è una cosa inaccettabile. Se fossi membro di quella comunità, direi: è una prepotenza inaccettabile contro di noi. Che i giovani delle seconde generazioni abbiano difficoltà a diventare cittadini delle nostre nazioni, è uno stupido errore da parte nostra. Che, a Parigi, Saint Denis sia diventato un ghetto per extracomunitari poveri (ne ho un personale ricordo vivissimo) è una stortura urbanistica, che diventa un’involontaria cattiveria politica e sociale. Poi, non possiamo stupirci di trovarci i “covi” … Ma questi sono solo alcuni piccoli esempi. Credo che dovremmo interrogare di più questi nostri vicini: cosa vi manca per sentirvi davvero italiani? … francesi, tedeschi , ecc, ecc? forse (lo dico con una certa esitazione), ci vorranno addirittura delle misure di discriminazione positiva a loro favore.
Questo è esattamente il contrario di ciò che dicono i Salvini, i De Corato, gli “imprenditori della paura”? Il contrario di ciò che chiedono gli ascoltatori che telefonano ai talk show? Verissimo; ma badate che non faccio queste affermazioni per qualche senso di colpa, per cercare con me stesso un’assoluzione alle presunte “colpe” della nostra società. Lo dico perché, oltre ad essere giusto, è conveniente. Conveniente anche per l’anziano spaventato che telefona in trasmissione.
E, per finire: sarebbe bello che entro questi gruppi si creassero comunità a base diversa da quella religiosa. Non è bene che la moschea (il tempio, la chiesa …) sia l’unico centro di aggregazione. Dobbiamo favorire la secolarizzazione e la molteplicità delle appartenenze. Ad esempio, sarebbe bene che nascessero partiti, persino partiti etnici (nonostante gli aspetti negativi). La concessione di diritti di voto il più possibile larghi mi sembra un passo necessario e urgente.

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L'Autore

Ingegnere, manager e consulente, già Consigliere di Amministrazione SOGEMI spa.
Presidente Associazione Casa dei Circoli.
Direzione Metropolitana Milano, Comitato di Tesoreria, già Segretario Circolo Milano Futura.
Aree di interesse: industria, lavoro, esteri, forma partito.

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