Attimi di delirio social ai tempi dell’ISIS

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Articolo di Giuseppe Papaleo.

flagSono giorni complicati e dolorosi, ma come sempre è nei momenti peggiori che alcune persone tirano fuori il meglio di sé. Proprio questo mi lasciato perplesso e mi ha convinto a scrivere due righe per dire la mia, magari cercando di elencare e commentare, anche ironicamente, ciò che in tempi normali avrebbe fatto la  fortuna a psicologi e psichiatri:

  • Notizie false che diventano virali, sicuramente più virali di quelle vere.
  • Notizie del 2013 che vengono rese attuali, perché in fondo non è giusto che i terroristi ce li abbiano solo Francia e Belgio, anche a noi spetta la nostra fetta di gloria.
  • Totò Riina riesumato come difensore della patria.
  • Putin che diventa il nuovo eroe perché ha bombardato per primo.
  • Hollande che diventa un criminale perché ha bombardato per secondo e solo dopo un attentato in patria.
  • Renzi che non capisce niente perché non partecipa ai bombardamenti.
  • Salvini che non si capisce come faccia ad avere ancora un profilo pubblico su facebook, ma ancor peggio come faccia ad essere un Eurodeputato.
  • Libero che, non solo è un giornale che circola liberamente nel 2015, ma viene pure comprato da qualcuno.
  • La Meloni che corre a Parigi il giorno degli attentati perché diciamocelo, dichiarare guerra in stile Guido di Lusignano nel film Le Crociate è una cosa che vorrebbe fare chiunque, pensate farlo realmente, in pubblico e con tanta gente che ti acclama come eroe. Ci riuscì Mussolini prima di lei. Basta questo per farsi un idea.
  • Persone che stavano per tornare alla Lira rispolverando la Padania e che poi si lamentano perché non c’è collaborazione tra i servizi segreti dei paesi Europei o invocano addirittura l’esercito Europeo. Perché vivere da Europeista quando lo si può diventare e smettere di esserlo ogni giorno?
  • Persone che azzardano ipotesi e strategie Geopolitiche ma che si rifiutano di riprendere il libro di Storia.
  • Aspiranti Ministri degli Esteri che non solo non sanno e non riconoscono la differenza tra le missioni militari Italiane e quelle degli Americani, ma che pur di criticare il governo attuale e chi c’è stato prima (loro non ci sono mai.. per fortuna) farebbero di papa Francesco un venditore di Armi.

 

Ma se queste elencate sono cose banali quanto angosciose, ma che possono essere affrontate con ironia, ci sono cose per cui invece è fondamentale dare un’informazione corretta, quantomeno per non correre il rischio di combattere il nemico sbagliato, partendo dal fatto che le prime e principali vittime dell’ISIS sono state e sono tutt’ora le minoranze musulmani,  perché diverse come gli omosessuali o le donne, o perché non accettano la legge della Sharia.

Non possiamo ignorare che gli unici a combattere realmente l’ISIS sul campo sono i curdi , una minoranza musulmana presente prevalentemente in Siria, Iraq e Turchia, a cui fanno la guerra tutti, dai Sunniti agli Sciiti, da Erdogan ad Assad, senza dimenticare i Russi che li hanno bombardati per fare un favore agli amici Siriani. L’Italia è il paese che invece li aiuta, non solo con le armi ma inviando generali dell’esercito con il compito di addestrarli sul campo o con cooperanti volontari come Greta e Vanessa ad offrire assistenza sanitaria e non, le stesse che a dir di qualcuno andavano lasciate li a morire quando furono rapite.

Questa non è una guerra di religione ma politica, oltre che uno scontro di civiltà, qualsiasi Dio ha abbandonato quelle terre da tempo, e noi stiamo raccogliendo l’eredità di presidenti Americani guerrafondai, di uno sfruttamento selvaggio delle risorse altrui e di una frattura mai sanata nell’islam che diversi dittatori hanno cavalcato o cavalcano tutt’ora. Per risolvere il problema non basta armare i nostri “patriottici cuori” contro “l’invasione islamica”. Bisognerebbe capire che l’IS fa cosi tanti proseliti perché oltre ad attirare i peggio pazzi e squilibrati, utilizza una politica di comunicazione che fa presa soprattutto su quelle persone ai margini della società e che si sentono escluse, le stesse che vengono giudicate come “bastardi islamici”, che più che nascere cattivi si può essere più inclini ad imboccare una cattiva strada e che con il nostro essere razzisti ed egoisti verso chi ha determinati problemi, magari per il luogo comune che chi professa una religione è più criminale degli altri, non facciamo altro che aumentare il numero di persone facenti parte di questa categoria e quindi il numero di soggetti più influenzabili dalla politica di comunicazione del califfato. Il terrorismo, il fanatismo e l’estremismo religioso non sono problemi destinati ad essere risolti da l’oggi al domani per mezzo di un miracolo contemporaneo. Serve dare forza innanzitutto a quella parte dell’Islam moderato, la maggior parte fortunatamente, non costringendoli a ripudiare la propria fede (duemila anni di Cristianesimo dovrebbero averci fatto capire che è quasi impossibile),ma ad isolare coloro che usano il pretesto della fede per portare avanti una ideologia criminale che di religioso non ha niente. Così come abbiamo potuto sperimentare con la mafia in Italia, omertà e paura sono il principale alleato di queste ideologie criminali. Non solo non possiamo permetterci che queste persone diventino vittime e allo stesso tempo colpevoli di un reato che non hanno commesso, ma visogna evitare che la propaganda dell’ISIS da una parte, molto attenta a farsi credere clemente verso chi si sottomette, anche utilizzando sistemi di Welfare arcaici ma efficaci in alcuni casi, e i bombardamenti aerei che colpiscono i civili dall’altra, finiscano per alimentare la convinzione che sotto lo Stato Islamico ed accettando la legge della Sharia si possa vivere meglio che in qualunque paese civile e Democratico, e che quindi quella sia l’unica strada possibile. Su questo punta l’ISIS e questo dobbiamo scongiurare, aumentando i controlli e le misure di sicurezza sicuramente, ma anche evitando il diffondersi di pensieri, razzisti, Xenofobi e intolleranti nei confronti di una confessione religiosa che non può essere circoscritta e monopolizzata da dei pazzi criminali, bensì educando le presenti e future generazioni ai valori dell’etica, della tolleranza, della fratellanza, della lotta alle discriminazioni ed al rispetto reciproco, indipendentemente dalle appartenenze etniche e religiose. Solo così si può sperare in un mondo in cui pace ed integrazione siano basi portanti della convivenza fra i popoli.

Infine è opportuno anche ribadire che l’ideologia dell’ISIS può essere considerata una forma di fascismo che usa la religione per identificarsi, che culla e tutela chi decide di sottomettersi alle loro idee e che invece perseguita e combatte chi si ribella e chi non riconosce la veridicità delle loro pretese. Questo perché è opportuno ricordare, visti anche i casi di delirio fascio-mafioso diffusosi in questi giorni, che ne la Mafia ne il Fascismo ed il razzismo possono essere la soluzione ad un problema così grande e complesso. Forse sarebbe il caso di chiederci invece se tutti, uno per uno, in quel che facciamo e pensiamo tutti i giorni, ci stiamo adoperando per portare il mondo verso una direzione migliore o se invece ci limitiamo a controllare i confini del nostro orto, ignorando la tempesta che si avvicina e che si appresta a spazzarlo via.

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