In memoriam

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27 GENNAIO 1945 – 27 GENNAIO 2016
IN MEMORIAM
di Luca Finazzi

12549069_10206129046048373_4863690753608471601_nLa Giornata della Memoria è ormai esperienza consolidata: domani ce la ricorderanno le bandiere a mezz’asta negli edifici dei Comuni, così come tante iniziative diverse..
E’ una giornata che va vissuta, e non celebrata: non può diventare solo un rito, comunque non inutile, ma il tema è quello di tenere memoria, trasmettere memoria.
Mi permetto allora qualche riflessione, in ordine sparso, sui contenuti di quella memoria, che sintetizzerei così: la Shoah come disumanizzazione, il dovere ed il diritto di essere umani e praticare umanità.
Le vicende storiche ricordate in questi giorni hanno molte chiavi di lettura, ma quella della disumanizzazione oggi mi colpisce profondamente: disumanizzazione dei carnefici, ma anche costrizione delle vittime a perdere umanità.
Le pietre dei Monumenti dei Deportati mi fanno venire in mente la Cava della Morte a Mauthausen: il campo è immerso in un morbido paesaggio collinare, le baracche, da fuori, sembrano innocue, poi volgi lo sguardo e la Cava della Morte è un pugno nello stomaco già a vederla, ancor prima di pensare come le pietre, che nei monumenti sono espressione di una bellezza pur dolente, là furono strumento di fatica e di aggressione, che la scalinata era mezzo di ferocia, che l’umanità si annullava in un dolore infame.
Anche a Mauthausen le SS avevano costretto i deportati a costituire un’orchestrina, a Terezin c’erano musicisti di valore. Tuttavia, penso che alla giovane Nicole, protagonista del film Kapò che molti di noi conoscono, lo studio del piano nella sua Parigi fu sottratto crudelmente, e l’orrendezza del lager la trasformò in un’aguzzina, salvo poi riscattarsi aiutando chi nel lager resisteva fino al sacrificio della vita ed al recupero delle sue radici, quando morente recitò la preghiera dello Shemà Israel.
Queste giornate sono belle, ma abbastanza fredde: niente in confronto al freddo delle latitudini violate dai lager, laddove la neve, che per noi può essere anche divertente, era un tormento, per persone quasi svestite, affamate, ridotte a cercare un pezzo di pane, costrette a rinunciare a qualunque spazio privato, deprivate della dignità.
Non tutte, certo, ci fu anche chi riuscì a ribellarsi, ci fu chi riuscì a tornare, ma la dignità in quei luoghi era perduta per i prigionieri che i sorveglianti tedeschi definivano “ untermenschen”, sottouomini.
Non erano tutti ebrei, i deportati: c’erano gitani, prigionieri politici, omosessuali, criminali comuni. Tuttavia, la maggior parte erano stati portati lì perchè ebrei, e considerare una persona inferiore per via della sua religione è quanto di meno umano ci sia.
Vorrei che ce lo ricordassimo sempre: la Shoah è lo sterminio del popolo ebraico, e come tale diversa da ogni altra tragedia del nostro tempo. Per questo è bene distinguere, per questo è bene sottolineare questo aspetto che, a volte, si confonde con il generale orrore della guerra o con l’epopea dei resistenti.
La giovane Nicole era una ragazzina che voleva godersi lo sbocciare della sua adolescenza, il bimbo con il pigiama a righe voleva solo giocare con il figlio del comandante tedesco del campo,molte persone comuni vivevano un’esistenza appunto comune, normale, accanto a chi professava un’altra religione o non ne professava alcuna.
Chi ha tolto loro l’umanità e la vita, chi ha provato a distruggerne la cultura ( senza riuscirci del tutto, ma quella degli ebrei orientali si affida ormai a pochi ricordi) è stato giustamente definito dal pubblico ministero del processo ad Adolf Eichmann come “ figlio della morte”, tragica, disumana espressione della banalità del male.
Non perdiamo dunque mai la memoria, rendiamo omaggio alle vittime dell’Olocausto, rendiamo onore a quelli che hanno resistito, ai combattenti eroici del Ghetto di Varsavia e a tutti quelli che hanno affermato nella lotta la loro umanità.
Per noi, oggi, essere umani, provare ad essere amici del mondo è decisamente più semplice: a maggior ragione non dimentichiamoli, stiamo attenti al risorgere anche solo della minima avvisaglia di quella follia, abbiamo sempre presente nelle nostre menti e nei nostri cuori che umanità, libertà e democrazia vanno insieme, e che a tutti noi compete, in questi anni di un’Europa incerta ed affaticata, ricercare e costruire un nuovo umanesimo.

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